Le identità cloud inattive possono creare un’esposizione alla sicurezza nascosta, avverte un ricercatore
Il ricercatore di sicurezza Aleksandr Krasnov richiama l’attenzione sui rischi delle identità non umane (NHI) inattive negli ambienti cloud. Queste identità includono account di servizio, credenziali...
Il ricercatore di sicurezza Aleksandr Krasnov richiama l’attenzione sui rischi delle identità non umane (NHI) inattive negli ambienti cloud. Queste identità includono account di servizio, credenziali applicative, carichi di lavoro automatizzati e altri meccanismi di accesso macchina-macchina che operano senza interazione umana diretta.
Sebbene una credenziale inattiva possa sembrare innocua, può rimanere collegata a risorse cloud, applicazioni o altre identità. Questa persistenza può rendere difficile per i team di sicurezza comprendere quali percorsi di accesso esistano ancora e a cosa potrebbe riuscire ad accedere un attaccante se una credenziale venisse compromessa o riattivata.
Divari di visibilità nelle identità macchina
Le organizzazioni concentrano comunemente le verifiche delle identità sugli account dei dipendenti, mentre le identità automatizzate possono ricevere meno attenzione. Le NHI possono essere create per progetti temporanei, attività di test o integrazioni e poi essere abbandonate al termine del loro scopo originario. Nel tempo, questi account e permessi inutilizzati possono diventare parte di una relazione di fiducia più ampia e difficile da mappare.
Krasnov descrive queste identità inattive come una fonte di punti ciechi per la sicurezza. La preoccupazione non riguarda soltanto il fatto che una credenziale sia attualmente utilizzata; anche i suoi permessi e le relazioni con altri sistemi possono determinare il potenziale impatto di un accesso non autorizzato.
Strumento open source per la scoperta
Per aiutare a esaminare queste relazioni, Krasnov ha rilasciato NHI Hound, uno strumento open source progettato per identificare i percorsi di fiducia associati alle identità non umane. Lo strumento è pensato per aiutare i difensori a individuare connessioni che altrimenti potrebbero sfuggire durante le verifiche convenzionali degli account e dei permessi.
I team di sicurezza che valutano il problema possono iniziare mantenendo un inventario delle identità macchina, verificandone il responsabile e lo scopo e rimuovendo le credenziali non più necessarie. Possono inoltre esaminare i permessi per individuare accessi eccessivi, monitorare le attività che coinvolgono account inattivi e utilizzare credenziali a breve durata ove possibile.
Strumenti come NHI Hound possono supportare questo processo, ma la scoperta è solo una componente della sicurezza delle identità. I risultati devono comunque essere convalidati rispetto ai requisiti aziendali e la correzione deve essere pianificata con attenzione per evitare di interrompere automazioni o servizi cloud legittimi.
