L’UE sollecitata a intervenire dopo il ritrovamento di Pegasus sul telefono di un eurodeputato membro della commissione d’inchiesta sullo spyware
Organizzazioni per i diritti umani e ricercatori chiedono all’Unione europea di accelerare la supervisione dello spyware dopo che Citizen Lab ha dichiarato che un ex membro del Parlamento europeo è st...
Organizzazioni per i diritti umani e ricercatori chiedono all’Unione europea di accelerare la supervisione dello spyware dopo che Citizen Lab ha dichiarato che un ex membro del Parlamento europeo è stato preso di mira con Pegasus mentre faceva parte di un’importante commissione d’inchiesta sugli abusi dello spyware.
Il dispositivo apparteneva a Stelios Kouloglou, eurodeputato greco dal 2014 al 2023 e membro supplente della commissione PEGA, che ha esaminato l’uso di Pegasus e di strumenti di sorveglianza analoghi in tutta Europa. Secondo Citizen Lab, il suo iPhone è stato infettato nell’ottobre 2022 e nuovamente nel marzo 2023, nel periodo in cui il Parlamento discuteva le raccomandazioni finali della commissione.
Amnesty International e altre organizzazioni per le libertà civili hanno dichiarato che il caso solleva seri interrogativi sull’indipendenza del controllo democratico all’interno dell’UE. Sostengono che una persona direttamente coinvolta nell’indagine sull’uso improprio dello spyware non avrebbe dovuto essere sottoposta a quel tipo di sorveglianza senza una forte risposta istituzionale.
Richieste di indagine e riforma
In una dichiarazione congiunta, i gruppi hanno chiesto alla Direzione generale per le tecnologie dell’informazione e la cybersicurezza dell’UE di indagare sull’intrusione, identificare i responsabili e spiegare quali misure siano state adottate per attuare le proposte della commissione PEGA. Le raccomandazioni, pubblicate nel maggio 2023, non sono arrivate a chiedere il divieto totale della vendita di spyware, ma hanno sollecitato controlli più stringenti, una supervisione indipendente e un maggiore coinvolgimento di Europol quando gli Stati membri sostengono di avere una necessità legittima di utilizzare tali strumenti.
Citizen Lab ha dichiarato di non essere riuscito a determinare con certezza quale cliente del gruppo NSO fosse responsabile degli attacchi. Ha inoltre affermato di non aver trovato prove del coinvolgimento del governo greco, nonostante i precedenti scandali legati allo spyware in Grecia. I ricercatori hanno ipotizzato che lo stesso operatore possa essere stato coinvolto negli attacchi contro attivisti e giornalisti russi, lettoni e bielorussi in esilio nel 2024.
Pressioni più ampie sulla politica dell’UE
- Gli attivisti chiedono all’UE di dichiarare pubblicamente quali raccomandazioni della commissione PEGA siano state adottate e quali restino inattuate.
- Chiedono inoltre rimedi più chiari per le vittime, compreso l’accesso alle prove e la notifica dell’attività di sorveglianza.
- Gli attivisti vogliono riforme del regolamento dell’UE sui prodotti a duplice uso, che disciplina le esportazioni di tecnologie di sorveglianza.
La questione si inserisce in un contesto di critiche più ampie al fatto che l’Europa non abbia applicato le norme sullo spyware in modo coerente. I precedenti scandali in Grecia, Spagna, Polonia e altrove hanno alimentato il timore che gli strumenti di sorveglianza continuino a diffondersi senza un livello sufficiente di responsabilità. Per i critici, il caso Kouloglou è un ulteriore segnale del fatto che il blocco non dispone ancora di garanzie efficaci contro gli abusi.
